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"Stalin oggi"
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- Intervento della Delegazione italiana, dell'Organizzazione per il Partito Comunista
del proletariato d'Italia ('la nostra lotta') tenutosi all'Università di Mosca
Compagne e compagni,
il tempo della Storia cammina inesorabile, cancellando dalla memoria o segnando con il marchio dell'infamia tutto ciò che ha impedito il progresso dell'umanità.
Nel contempo si innalzano sempre più, all'orizzonte, come giganti della Storia, eventi e persone che i tempi bui della Reazione avevano offuscato con la menzogna.
E più il tempo da la misura delle cose e più l'opera e il pensiero di Josif Stalin si stagliano a fianco dell'epopea di Spartaco e della "Commune" di Parigi, di pensatori e rivoluzionari come Robespierre, Marx e Lenin.
Le tempeste rivoluzionarie che si preannunciano in tutta la loro radicale profondità, riportano all'attualità la pratica e l'insegnamento di Stalin. Tutta la sua opera, senza eccezione alcuna, costituisce uno scrigno inesauribile da cui tutti i comunisti, i rivoluzionari e i patrioti debbono attingere.
Non c'è campo delle scienze sociali dove Stalin non abbia dato il suo contributo teorico creativo; dove non abbia applicato con rigorosità scientifica e grandiosi successi, il marxismo-leninismo.
Lo studio delle sue opere ci conferma che egli è un classico della teoria marxista, colui che primo nella Storia ha dovuto affrontare e percorrere per decenni le inesplorate vie che portano al Socialismo e al Comunismo.
Il compito lasciatogli da Lenin era talmente immane che solo un uomo di eccezionali capacità e volontà avrebbe potuto realizzare.
E Stalin ha vinto, è stato la bandiera dei proletari di tutto il mondo, e ad essi ha dato la certezza che un nuovo mondo si può edificare, egli è stato il terrore dei capitalisti e degli opportunisti.
Per i borghesi e i "rivoluzionari" piccolo borghesi, gli attacchi a Stalin, le calunnie, sono attuali, perchè attuale è per loro la lotta al Socialismo e al Comunismo.
Nella filosofia, nell'economia, nella politica, nella cultura, nella linguistica, nella scienza militare e in quella diplomatica; nelle questioni di strategia e di tattica, di organizzazione del Partito, dello Stato, dei Sindacati, Stalin è stato il timoniere del Movimento Comunista.
Josif Vissarionovic è stato il costruttore e il capo indiscusso dell'Internazionale Comunista.
Grazie alla sua direzione il Movimento è diventato una potenza mondiale, presente in ogni angolo della Terra, temprato ideologicamente, monolitico nella sua volontà, ispirato dai più alti ideali.
Nel nome di Stalin milioni di uomini hanno affrontato ogni genere di sacrifici, donando la vita; Stalin esprimeva ciò che di più grande e nobile è in noi comunisti.
Con Stalin alla testa del Partito Comunista (bolscevico) dell'URSS il socialismo ha sconfitto l'imperialismo nazi-fascista nella Grande Guerra Patriottica creando le condizioni per la formazione del grande Campo Socialista e per il crollo del vecchio colonialismo in tutto il mondo. Questa la verità della pratica, la verità della Storia.
Compagne e compagni,
Dunque, tutta l'opera di Josif Stalin è attuale, ma in questo momento storico di disfatta generale del moderno opportunismo revisionista titoista-kruscioviano, quali aspetti del pensiero staliniano forse non sono stati approfonditi compiutamente? Quali ci possono aiutare di più a comprendere le cause della momentanea sconfitta del Movimento Comunista?
Noi, marxisti-leninisti italiani, ne proponiamo alcuni, all'attenzione di questo Seminario, ben sapendo che nessuno più di voi, compagni sovietici, conosce la vostra Storia e l'opera di Stalin.
Com'è noto, la lotta contro il revisionismo permea tutta la vita del nostro Movimento fin dal tempo di Carlo Marx, ma è dopo la morte di Stalin, con l'avvento del krusciovismo che inizia nel Movimento Comunista, con la Conferenza di Mosca del 1960 e lo storico discorso del compagno Enver Hoxha, Segretario del Partito del Lavoro d'Albania, la lotta contro il revisionismo moderno al potere e che aveva preannunciato il suo apparire con la cricca yugoslava di Tito.
Da quella Conferenza sono trascorsi oltre 30 anni, e in tutto questo periodo il risorto Movimento Marxista-Leninista Internazionale ha difeso e sviluppato la pratica e la teoria rivoluzionarie, ed oggi conduce importanti battaglie di classe in tutto il mondo. Sono stati anni di lotte dure e complesse, per la vita o la morte; lotte che hanno impedito la vittoria completa del revisionismo, e durante le quali la teoria marxista-leninista si è sviluppata proprio nei confronti delle forme nuove che il revisionismo ha assunto nei Paesi prima socialisti.
La conclusione, che noi comunisti italiani, traiamo dall'esperienza storica è che Stalin aveva posto all'attenzione del Partito tutte le questioni legate al pericolo della restaurazione del capitalismo nell'URSS.
In particolare vanno indicati a nostro parere questi problemi: 1) che per un Paese che costruisce il Socialismo la contraddizione con l'imperialismo non è una semplice condizione esterna, secondaria, ma l'altro aspetto, interdipendente, della contraddizione tra proletariato e borghesia, da cui dipende la vittoria definitiva.
Una contraddizione che si riflette all'interno della società socialista, esprimendosi nella sua forma più alta, con la lotta politica, nelle fila stesse del Partito al potere.
2) la lotta di classe continua nel Socialismo anche se le classi sfruttatrici non esistono più sul terreno economico.
Stalin ha indicato che la lotta ideologica non è solo una lotta culturale, una lotta contro la psicologia borghese, ma una lotta di classe, politica, una lotta concreta, acuta, conformemente al principio marxista che il pensiero è una forma della materia. Per questo il Movimento Marxista-Leninista Internazionale afferma che il revisionismo al potere è la borghesia al potere.
3) Stalin ci ha indicato come la rivoluzione proletaria socializzando i mezzi di produzione, crei le forme del Socialismo, ma come queste forme possano avere anche un contenuto non socialista.
E questo conformemente con la tesi marxista che la proprietà è una categoria de facto e non de jure, che la proprietà si realizza nel dominio reale, nel consumo; per cui ci si deve chiedere chi trae profitto da questa proprietà. Stalin spiegò al Partito il fatto che la creazione dei Sovkos e dei Kolkos poteva risultare una costruzione sulla sabbia se non si poneva al centro della lotta per il Comunismo, la lotta di classe interna e internazionale fra loro interdipendenti.
Stalin, fino all'ultimo giorno della sua vita, mise in guardia il Partito dal pericolo della controrivoluzione, come quando in polemica con l'economista Iaroscenko scrisse nel 1952: "....lo sviluppo dei rapporti di produzione ritarda e ritarderà rispetto allo sviluppo delle forze produttive. Con una giusta politica degli organismi dirigenti queste contraddizioni non possono trasformarsi in contrasto ......Ma non sarebbe così se facessimo una politica sbagliata, .... In tal caso il conflitto sarebbe inevitabile, e i nostri rapporti di produzione potrebbero trasformarsi in un freno molto serio dell'ulteriore sviluppo delle forze produttive".
Noi comunisti italiani pensiamo pertanto che lo stalinismo è la punta più avanzata del marxismo-leninismo, la base sulla quale analizzare, comprendere e superare il moderno revisionismo. Che il leninismo, lo stalinismo, cioè il bolscevismo, sono stati una corrente (certo alla Direzione del Partito), ma non la sola tendenza nel PCUS.
A questo proposito ci sembra che si possa affermare che già negli ultimi tempi della vita di Stalin, le tendenze di destra presenti nel Partito in modo palese riuscissero ad influenzare gli uomini attorno a Stalin.
Non si può spiegare altrimenti come le tesi sopra esposte di Stalin non abbiano avuto il risalto dovuto - e siano anzi state sfumate- nella pubblicistica del Partito.
Un solo esempio: in campo internazionale il Rapporto e i discorsi di chiusura -di Stalin- al plenum del Comitato Centrale del P.C. (b) dell'URSS, del 3-5 Marzo 1937, sono sconosciuti; si tratta di scritti, come voi compagne e compagni sovietici ben sapete, fondamentali, che andavano a buon diritto inseriti nella raccolta "Questioni del leninismo".
Compagne e compagni,
certamente nei vostri interventi si affronteranno in modo specifico altri temi all'ordine del giorno, in particolare le questioni connesse alla società socialista di transizione, quali: i limiti storici inevitabili ma superabili, oggettivi e soggettivi di ogni rivoluzione, il burocratismo che colpisce l' apparato, il ruolo del mercato, la divisione fra lavoro manuale e intellettuale, della dittatura del proletariato nella marcia verso il Comunismo, la rivoluzione culturale.
Naturalmente noi comunisti respingiamo le "teorie" ultrasinistre e borghesi secondo le quali il socialismo in un solo Paese è impossibile; che si possa costruire il Comunismo senza la direzione del Partito Comunista; che l'URSS non era un Paese socialista, e altre sciocchezze del genere.
Noi condanniamo le tesi del XX° Congresso del PCUS sullo "Stato di tutto il popolo" e il "Partito di tutto il popolo", le tesi sul "passaggio pacifico al socialismo", la "competizione pacifica" e la "coesistenza pacifica" (kruscioviana) tesi che furono fatte passare coperte dal clamore della cosiddetta "Critica al culto della personalità di Stalin" e con la demagogia di una maggiore democrazia e della Direzione collegiale.
La democrazia proletaria si esprime con la dittatura proletaria, con il Partito marxista-leninista, con la direzione di eminenti personalità come Lenin e Stalin, essa è inoltre lo stadio inferiore di una forma politica superiore: il Comunismo.
Compagne e compagni,
l'avvento del revisionismo in URSS è stata una grande tragedia nazionale e internazionale, che ora ha avuto la sua fine naturale. La cricca di Krusciov, Breznev e Gorbaciov, piegatasi di fronte all'imperialismo ha mostrato il suo vero volto, quello di personale politico della nuova borghesia che si è andata formando in questi decenni.
Il crollo dell'URSS rappresenta da un lato la sconfitta di questa borghesia di fronte all'imperialismo internazionale, e nel contempo, un momento della crisi generale mondiale del capitalismo.
Spetta comunque prima di tutti a voi, comunisti sovietici, analizzare il processo di restaurazione del capitalismo avvenuto in URSS.
Capire come e perchè, dopo la morte di Stalin, i suoi compagni d'arme non colsero tutta la pericolosità del nascente krusciovismo; perchè degenerarono i rapporti nel campo della distribuzione favorendo il formarsi del ceto dei burocrati e dei tecnocrati, che divenne il sostegno sociale dei kruscioviani; perchè si giunse alla totale trasformazione dei rapporti di proprietà, di distribuzione, degli scambi e di gestione. Noi marxisti-leninisti sappiamo che la trasformazione controrivoluzionaria della sovrastruttura porta all'alterazione della base economica, che la proprietà statale, il suo contenuto, si modificano in rapporto con l'ordinamento socio-economico, con il carattere di classe dello Stato.
Si dovrà analizzare come la proprietà statale socialista in URSS si trasformò in una forma di proprietà privata capitalistica con un alto grado di concentrazione della produzione e dei capitali. Come si affermarono liberamente le leggi dell'economia capitalistica, come il profitto e il valore, e le categorie che ne conseguono; e così dicasi per la produzione mercantile, la trasformazione dei mezzi di produzione in merce.
Ci si dovrà chiedere come è potuto accadere pacificamente che anche la forza lavoro si sia trasformata in merce (quando si affermava che la società sovietica era socialista); e noi sappiamo -come ci insegna Lenin- che quando i produttori vengono espropriati dei mezzi di produzione, l' economia è borghese.
I burocrati e i tecnocrati (la nuova borghesia) avevano il diritto di licenziare, di stabilire l'ammontare delle retribuzioni degli operai, di determinare i profitti da trattenere per sè stessi, di svolgere il libero gioco dei prezzi e i rapporti con le altre aziende monopolistiche.
La teoria marxista-leninista ci insegna che "il capitale non è nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, senza il denaro, senza i prezzi", ecc. Marx analizzando l'essenza dei rapporti capitalistici di produzione, rilevava che tali rapporti hanno due aspetti specifici: in primo luogo lo sviluppo dei rapporti merce-denaro al più alto livello, e il fatto che scopo fondamentale e diretto dello produzione è il plusvalore. Ora, questi due requisiti essenziali dell'economia capitalistica erano alla base del modo di produzione kruscioviano-brezneviano? Quali conseguenze hanno provocato le varie riforme economiche succedutesi in questi decenni? : la illimitata libertà d'azione delle aziende economiche nel campo della produzione, nella distribuzione, nell'accumulazione, negli investimenti di capitali fissi, nell'impiego dei fondi di base. Le competenze concesse ai dirigenti dei consorzi economici, dei complessi industriali-agricoli e delle aziende nell'impiego e nella gestione dei mezzi di produzione, nel campo dei rapporti degli scambi e della distribuzione dei prodotti, vendendoli al fine di accumulare lauti proventi e profitti.
Si può considerare socialista un'economia che pone a suo fondamento il massimo profitto? Profitto che poi viene suddiviso in misura della posizione nella scala della piramide sociale.
Tutte le decisioni relative agli investimenti, alla gestione della produzione, dell'occupazione, ecc. venivano prese partendo unicamente dal principio di garantirsi il massimo profitto.
I principali rapporti di ogni azienda con lo Stato, con il Bilancio, con le Banche, ecc. si realizzavano partendo dall'indice di profitto.
Appare logico quindi che la nuova borghesia ad ogni livello si sforzasse di accrescere il massimo profitto con ogni mezzo, aumentando soprattutto il grado di sfruttamento della classe operaia. A questo serviva il ripristino delle categorie capitalistiche della produzione mercantile, come i premi di produzione, la norma media di profitto, l'interesse sul capitale, ecc.
Per questi e altri motivi imperava la legge della concorrenza e dell'anarchia nella produzione.
L'analisi dei dati concreti dell'economia sovietica degli anni '70 e '80, alla luce della stessa stampa ufficiale dell'URSS, sulla norma del profitto e la norma del plusvalore è eloquente.
La norma del profitto nel 1971 aveva raggiunto il 27,3%, nel 1976 il 36%.
Nel periodo 1971-1975 fu realizzato un profitto di 500 miliardi di rubli, superiore di 1,5 volte a quello del periodo 1966-1970.
Il "Planovoje hozjistvo" n° 7, 1976, p. 124 riportava che il capitale monetario privato era di circa 90 miliardi di rubli e dava in interessi un beneficio di 3-4 miliardi di rubli all'anno.
Nel contempo, nel 1975, il tasso di sfruttamento della classe operaia sovietica era del 25% superiore a quello del 1960.
Mentre in questi decenni, la disoccupazione, la sotto-occupazione e l'espulsione delle donne dalla produzione, cresceva in modo esponenziale, in numero di milioni.
Il processo di restaurazione dei rapporti capitalistici di distribuzione fu caratterizzato -ci sembra- da due momenti principali: la classe operaia, privata di fatto dei mezzi di produzione dai managers, durante la distribuzione dei profitti incominciò a ricevere solo il valore della sua forza lavoro sotto forma di salario capitalistico, mentre la restante parte del valore veniva incamerata dalla borghesia revisionista sotto forma di plusvalore.
Il plusvalore appropriato dalla borghesia sovietica assumeva varie forme. Questa borghesia, in quanto padrona collettiva dei mezzi di produzione, trasformava gran parte di questo plusvalore in capitale, in forma rispondente al capitalismo monopolistico statale.
Di questa parte, come pure dei mezzi di produzione, essa ne disponeva e se ne appropriava come classe.
Un'altra parte del plusvalore veniva da essa distribuita individualmente fra i membri della propria classe sotto forma di lauti stipendi e di numerose gratifiche per i burocrati e i managers. Basti riflettere a questo proposito sul fatto che gli stipendi e le gratifiche dei managers, delle élite del Partito, dello Stato, dell'esercito, del KGB, degli scienziati, erano da 15 a 20 volte superiori ai salari dei semplici operai.
E questa analisi, quì solo accennata, dovrà essere -come già detto prima- da voi approfondita e ampliata enormemente, compagne e compagni sovietici.
Che dire poi dello sviluppo che in questi decenni ha avuto l'economia colcosiana, sia come superficie lavorata (7,5 milioni di ettari negli anni '70), che come volume di produzione, negli ortaggi, nella carne, nel latte, nelle uova, nella lana, ecc.
Mentre il consumo medio del cittadino sovietico è stato mediamente inferiore alle norme indispensabili, fino a giungere oggi al livello della sopravvivenza.
Dunque, la totale degenerazione dei rapporti socialisti di gestione in rapporti capitalistici era dovuta alla rinuncia alla direzione centralizzata e pianificata dell'economia, alla concessione della completa autonomia delle aziende economiche attraverso l'applicazione del cosiddetto principio della gestione equilibrata. Il sistema di retribuzione aveva per principio fondamentale la definizione delle retribuzioni stesse secondo i benefici realizzati.
Il profitto costituiva tanto la base di computo del fondo delle retribuzioni, quanto la principale fonte del suo finanziamento.
Un altro indice di valutazione del lavoro nelle aziende era il volume delle vendite.
Quest'ultimo era definito dalla congiuntura del mercato. Cosicchè di fatto era appunto la spontaneità del mercato che regolava la produzione. Nel contempo la ripartizione degli investimenti si effettuava secondo il cosiddetto coefficiente normativo degli investimenti capitali, che in realtà rappresentava il tasso medio di profitto.
Attraverso la decentralizzazione dei prezzi, prezzi stabiliti dalle stesse aziende, agiva in varie forme il libero gioco dei prezzi. In tutta l'URSS era stata instaurata la categoria capitalistica dell'interesse sul capitale.
Nelle aziende i prezzi all'ingrosso venivano fissati in modo da assicurare loro, in piena autonomia, anzitutto il profitto.
Come base per tale operazione era stato adottato lo schema capitalistico di determinazione dei prezzi di produzione. Perciò il prezzo delle merci si calcolava nel seguente modo: le spese correnti (il costo) venivano sommate alla redditività media (calcolata sui fondi produttivi e non sul costo), cioè secondo la formula del costo medio della produzione capitalistica, che garantisce uguali profitti per uguali capitali.
Concepita sulla base del principio della concorrenza, una simile struttura dei prezzi acuiva la lotta concorrenziale. Certamente vi erano -com'è noto- prezzi centralizzati, ma anch'essi venivano stabiliti sulla base della domanda e dell'offerta, in base alle leggi del mercato capitalistico.
Così, come ebbe a dire il compagno Enver Hoxha: "I revisionisti moderni hanno distrutto definitivamente il sistema socialista nei loro paesi, trasformandolo in un sistema capitalista".
Compagne e compagni,
il cambiamento della natura sociale dell'URSS non poteva non riflettersi sulla sua politica estera.
La cricca kruscioviana esportò il suo modello in diversi paesi di democrazia popolare, stabilì patti ufficiali e segreti con l'imperialismo USA, si legò mani e piedi con l'economia straniera, pose al collo dei popoli sovietici il cappio dei debiti -per miliardi di rubli- dell'oligarchia finanziaria mondiale, esportò il suo dominio di grande potenza senza favorire un autentico sviluppo del socialismo, tentò di imporre il revisionismo ai comunisti di tutto il mondo, diventò uno dei massimi esportatori di armi, favorì l'opportunismo e sabotò la rivoluzione. Trasformò l'URSS in una prigione dei popoli e delle nazionalità, il grande Paese del Socialismo, la speranza dei popoli del mondo, in una potenza socialimperialista. Infatti, la politica kruscioviana non ha favorito la rivoluzione ma la restaurazione, non il progresso ma la distruzione delle vostre e nostre storiche vittorie.
Compagne e compagni,
noi crediamo che la rinascita del Movimento Comunista Internazionale possa avvenire partendo dalla immensa esperienza della grande Rivoluzione d'Ottobre, dall'enorme patrimonio pratico e teorico lasciatoci da Josif Stalin, che è la base sicura nella lotta per la rivoluzione, contro l'imperialismo, per la soluzione di tutte le questioni di strategia e di tattica, per l'edificazione di una nuova Internazionale Comunista, per la costruzione futura delle nuove società socialiste.
Il pensiero di Stalin è oggi l'arma più potente contro le forme moderne più sofisticate del revisionismo.
La figura e l'opera di Stalin deve essere lo spartiacque più reciso, il bastione, fra noi e tutti i nostri nemici e i falsi comunisti.
Compagne e compagni,
Noi comunisti (marxisti-leninisti) italiani auspichiamo di cuore che i comunisti e i popoli sovietici si uniscano compatti con il grande fronte mondiale della rivoluzione.
Auspichiamo che il processo rivoluzionario nella ex URSS riprenda il cammino sulla via leninista della presa del potere come avvenne nell'Ottobre del 1917, per l'instaurazione della dittatura del proletariato e la ricostruzione del Socialismo.
Oggi, il rapporto di forze tra la rivoluzione e la reazione mondiale è completamente favorevole al proletariato e ai popoli.
L'imperialismo è agonizzante e la rivoluzione è una questione posta in tutti i paesi del mondo.
Il crollo del revisionismo preannuncia la rivoluzione.
Viva la classe operaia sovietica!
Viva l'internazionalismo proletario!
Viva l'immortale dottrina rivoluzionaria, il marxismo-leninismo!
Gloria eterna al grande Stalin, bandiera vittoriosa dei comunisti di tutto il mondo!
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