Lo scenario di Vandana Shiva
«Sarà la guerra del XXI secolo»
Esordisce con una frase del vicepresidente della Banca Mondiale, Ismail Serageldin: «Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI avranno come oggetto del contendere l'acqua». La «profezia» di Serageldin è del 1995, ora Vandana Shiva, uscendo col titolo Le guerre dell'acqua (Feltrinelli), dichiara che i combattimenti sono già iniziati. Spesso sotto mentite spoglie ufficiali: due regioni si scontrano per problemi idrici e si fa passare il conflitto come scontro etnico o religioso. Sul fronte apparentemente incruento del mercato, è in atto da parte di «una manciata di imprese globali», sostenute «dalla Banca Mondiale, dal Wto, dal Fmi, e dai governi del G7», la sotterranea quanto invasiva privatizzazione dell'acqua. Dalla Cina alla Spagna: tanti mega-progetti che rischiano di incrinare l'ecosistema. «Stop ai piani per deviare i fiumi» Madrid modificherà il corso dell'Ebro. La Turchia interviene su Tigri ed Eufrate

 Le grandi opere di ingegneria sono utili a fronteggiare la crescente crisi idrica del pianeta, o provocano più danni di quelli che vorrebbero risolvere? L'interrogativo si ripropone alla vigilia del terzo Forum mondiale sull'acqua (Kyoto, 16-23 marzo) che sembra destinato a evidenziare le difficoltà della gestione globale di questo bene prezioso, sulla scia di quanto si è già verificato nel corso dei vertici sul clima e sullo sviluppo sostenibile. Sotto accusa sono i mega progetti che prevedono deviazioni di fiumi, costruzioni di dighe e canalizzazioni per trasportare l'acqua verso le regioni assetate. Se, da un lato, queste opere intendono promuovere il benessere attraverso una più equa redistribuzione dell'acqua, la difesa dalle piene dei fiumi, e la produzione di energia elettrica pulita (idroelettricità); dall'altro emergono in maniera sempre più preoccupante i danni sociali e ambientali che ne conseguono. Due anni fa, un rapporto della Commissione mondiale sulle dighe (organismo sovranazionale istituito per indagare sull'impatto negativo di queste opere), non ha esitato a denunciare i drammi di milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie terre, di habitat cancellati, di centinaia di specie vegetali e animali a rischio di estinzione.

Gli ambientalisti e il Wwf in particolare, stanno puntando l'indice contro il governo spagnolo, che si accinge a varare un mastodontico «Piano idrico nazionale» per trasferire enormi risorse idriche dalle regioni nord orientali del Paese caratterizzate da un eccesso di acqua, a quelle sud orientali assetate. «Per realizzare questo progetto dovranno essere deviati numerosi fiumi, tra cui l'Ebro, e saranno realizzate ben 899 infrastrutture come dighe, bacini di contenimento, grandi condotte e canali», afferma Tony Long, direttore delle Politiche Europee del Wwf Internazionale.

«Si tratta di un piano non compatibile sotto il profilo ambientale economico e sociale - aggiunge l'esperto del Wwf - che avrà un pesantissimo impatto sul delta dell'Ebro, una delle aree umide più importanti del paese, su habitat e specie animali protette dalla legislazione europea. Per questo chiediamo alla Commissione europea di respingere la richiesta di finanziamento (si parla di 8 miliardi di euro) che la Spagna si accinge a presentare all'Ue». Il caso spagnolo è solo il più recente, di una serie di interventi di «ingegneria planetaria» che alcuni governi hanno avviato in nome della migliore gestione dell'acqua e che i movimenti ambientalisti internazionali non esitano a bollare come assolutamente «insostenibili». Due dei casi più criticati riguardano gli interventi in corso in Turchia e in Cina. Nel primo caso, lungo i fiumi Tigri e Eufrate, saranno costruite una ventina di grandi dighe (altezza media di 30 metri) per far arrivare l'acqua nel Kurdistan turco. Il progetto ha già scatenato le ire di Iraq e Siria che subiranno una perdita del 25-30% dei flussi fluviali. In Cina, il Paese che detiene il record delle grandi dighe, lo Yangtse sarà sbarrato dalla diga delle Tre Gole che dovrebbe scongiurare le ricorrenti piene, ma che provocherà la delocalizzazione di due milioni di persone e la perdita di oltre mille siti archeologici.

dal libro l'Acqua