- LA QUESTIONE SPAVENTOSA
DELLE SCORIE NUCLEARI
IN SARDEGNA
-
- (Riceviamo e volentieri pubblichiamo)
C'era una volta, in una repubblica imperial-demagogica e
federal-central-decisionista, un'isola lontana e sperduta; le autorità,
dall'alto della loro infinita saggezza, pensarono di spedire su questo
atollo corallino le scorie radioattive di centrali atomiche dismesse,
industrie e ospedali. Tutto questo, ovviamente, senza chiedere il permesso
agli abitanti della ridente e soleggiata isoletta.
Questa, signore e signori, è - letteralmente - la situazione che la Sardegna
si trova ad affrontare al momento. E questo è il modo molto democratico,
trasparente e federalista con cui le autorità stanno gestendo la situazione.
Roba da invocare nuove glasnost e perestrojka in forma mandolino e
spaghetti:
Chi si occupa della soluzione di questo problema (perché non si può certo
mettere in dubbio che il problema esista di per sé) ha decretato - in base a
criteri piuttosto discutibili - che il suolo della Sardegna è perfetto per
fare da pattumiera atomica dell'Italia; e magari dell'Europa (già che
abbiamo fatto 30, facciamo anche 31...).
Le rocce, infatti, sarebbero del tipo più adatto a contenere questi
materiali, e inoltre vi sono molte miniere abbandonate con pozzi posti a
grande profondità che sembrano proprio fatti apposta. I professori di
geologia e scienza del suolo non sono molto d'accordo però: Le rocce vanno
anche bene, peccato che in mezzo ci scorrano le falde acquifere. Ma questo,
al gabinetto del Ministero dell'Ambiente, non pare interessare molto; gli
interessa anzi così poco che il Presidente del Consiglio ha già delegato
alla Sogin (società di gestione degli impianti nucleari) il compito di
individuare il sito adatto. Presidente di tale società è il generale Carlo
Jean, al quale è stata concessa - sempre dalla Presidenza del Consiglio -
una strabiliante deroga mediante il decreto pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale numero 59 del 12 marzo 2003: il generale può scavalcare una
ventina fra leggi della repubblica, decreti ministeriali, circolari e
contratti di lavoro.
E i Sardi, forti del loro Statuto dell'Autonomia che possono fare? Qui
arriva il bello, gentile pubblico - non possono fare assolutamente niente,
se non fare chiasso. Ma probabilmente nelle alte sfere si pensa che sia
meglio se stiano anche zitti e buoni, altrimenti a letto senza cena.
Difficilmente spiegabile sarebbe altrimenti il silenzio vergognoso che buona
parte della stampa nazionale sta mettendo in atto su una questione di così
grande importanza.
Questo è, siore e siori, il federalismo con cui ci hanno fatto la testa come
un pallone per anni. Oggi tocca ai Sardi, questo federalismo. Avanti il
prossimo e non spingete: tanto ce n'è per tutti, state tranquilli.
-
- home page
-
|
|
|
|
|
|
|
|