Imperialismo cinese
e movimento rivoluzionario
Il recente viaggio del premier cinese Hu Jintao nell’ America Latina è la
conferma più palese che la Cina, da oltre 20 anni convertita definitivamente
al capitalismo, marcia spedita sulla via dell’ imperialismo.
E’ rimasto l’ anziano Fidel a “credere” che la Cina sia ancora socialista;
seguito in Sud America da alcuni gruppi e Partiti dal background maoista e
guevarista.
Hu Jintao punta all’ intesa con le borghesie bolivariste che, sostenute
dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, vogliono crescere
economicamente e garantire alle oligarchie mondiali, il pagamento del Debito
Estero. Il tutto insaporito da abbondante demagogia populista, come
dimostrano Lula e Chavez.
La Cina rappresenta oggi il 36 % di tutti i capitali affluiti nel continente
latino-americano, e qui investirà nei prossimi 10 anni 100 miliardi di
dollari. Con i prestiti agevolati e i contratti per l’ importazione di
materie prime strategiche, la Cina mette al collo dei paesi latino-americani
il cappio del debito finanziario.
La Cina otterrà le seguenti materie prime: petrolio (Venezuela), alluminio
(Bolivia), rame (Cile), ferro, bauxite, zinco, manganesio, legno e soia
(Brasile), ecc. Ma questa simbiosi fra Cina e borghesie compradore porterà
sviluppo, democrazia e progresso sociale ai popoli di questo continente ?
Crederlo significa aver perso anche il ricordo del marxismo e dei valori di
libertà; significa perseguire obiettivi meschini se non torbidi. Come il
popolo cinese soffre oggi sotto il tallone della nuova borghesia, così è e
sarà per i popoli sud americani, ora schiavi degli USA. Bisogna capire i
nuovi avvenimenti e nel contempo mantenere saldo il timone dell’ ideologia.
Quello che sta avvenendo, nel quadro delle rivalità interimperialistiche è
la globalizzazione del capitale finanziario.
Si tratta di una catena di comando che ha la testa nei centri finanziari
mondiali; catena che stabilisce per ogni anello un ruolo. Nel caso della
Cina e degli Stati Uniti la complementarietà è totale: la Cina assorbe il
maggior flusso di investimenti esteri americani, garantisce una riserva di
competitività alle multinazionali USA che delocalizzano la produzione,
finanzia (come fa il Giappone) il deficit commerciale comprando Treasury
Bonds, consentendo ai consumatori americani di vivere al di sopra dei propri
mezzi; mentre gli operai cinesi prendono un dollaro al giorno.
L’ esempio cinese vale per tutta l’ economia mondiale, per l’ Europa, la
Russia, i paesi del Golfo produttori di petrolio e così via.
Di fronte a questo imperialismo il Movimento comunista e dei popoli deve
darsi una strategia se non vuole perpetuare il dominio criminale degli
sfruttatori. (UB)
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