I due dogmi dell'opportunismo

Due dei cardini dell'ideologia della controrivoluzione sono: la competizione elettorale per il potere come metodo fondamentale di lotta e il principio della necessità della conquista della maggioranza in Parlamento quale conditio sine qua non per il cambio.
Rendere assoluta la competizione elettorale, come strumento principe della lotta politica, significa in realtà negare lo scontro di classe per spodestare la borghesia.
La farsa elettorale è impotente di fronte al potere finanziario e militare del capitalismo.
I padroni quando esercitano il loro dominio si riuniscono segretamente nei loro Consigli di Amministrazione, oppure negli organismi militari dell'esercito, della polizia e dei servizi segreti. Essi se ne fregano altamente della volontà delle masse, che manipolano con la menzogna e una pletora di giullari, dai preti ai giornalisti corrotti.
Il secondo dogma di lor signori e di tutti gli opportunisti imboscati in Parlamento, è che gli sfruttati, per porre fine allo sfruttamento, prima devono conquistare la maggioranza dell'opinione pubblica e poi cambiare le cose.
A parte il fatto che in Italia chi comanda sono una ventina di famiglie (da centan' anni) e un migliaio di miliardari, quindi una risibile minoranza, accettare questo principio significa per i lavoratori giocare a poker con tre truffatori e credere di poter vincere, il problema è che la maggioranza di chi crea la ricchezza (10 milioni su 58) non avrà mai la possibilità di conquistare il 51% delle masse.
Ci si chiede, se lo sparuto gruppo di padroni ha il "diritto" di detenere il potere, perchè milioni di individui che ogni giorno creano ricchezza di cui tutti si nutrono, non hanno il diritto con la lotta sociale di dominare e comandare ?
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