EPIFANI AL DIRETTIVO CGIL PROCESSA IL DISSENSO ESPRESSO AL REFERENDUM SUL WELFARE
Corrispondenza

Il segretario generale della Cgil Epifani, nella relazione con cui lunedì ha aperto il direttivo, è intervento sulla vicenda del referendum sul Welfare criticando aspramente il segretario della FIOM Rinaldini per il dissenso espresso e bacchettando poi anche Cremaschi, leader della minoranza di sinistra Rete 28 aprile “reo” di aver denunciato irregolarita' nella consultazione referendaria sul Welfare, rimettendo l’operato di Cremaschi alla commissione di garanzia.                                                                                          
Epifani ha in sostanza fatto capire che questa è l'ultima volta che la Cgil accetta che una intera categoria prenda, su un accordo che riguarda materie confederali (cioè che interessano l'insieme delle categorie), una posizione diversa dalla confederazione. Su tutto questo ha chiesto una discussione profonda, che dovrà coinvolgere tutte le categorie, al termine della quale sarà di nuovo il direttivo a pronunciarsi
Rinaldini, ha ribattuto alle accuse, sostenendo che “considera una sciocchezza affermare che "il voto contrario dei metalmeccanici derivi da un deficit di confederalita'", perchè “per i metalmeccanici non cambia nulla, sono come sempre  parte della Cgil”, sostenendo che "ora si apre un problema democratico".  Cremaschi da parte sua ha rivendicato il legittimo diritto di iscritto alla Cgil a pretendere la correttezza del voto ovunque, e a tal fine fece pervenire alla commissione nazionale per la consultazione denunce firmate con nome e cognome. Da parte sua Nicola Nicolosi (esponente di Lavoro e società, schieratasi per il no) ha giustamente sottolineato che la proposta del segretario generale della Cgil di portare alle federazioni la discussione sulla valutazione del referendum e sul ruolo svolto dalla Fiom e' "un percorso che preclude qualsiasi possibilita' di mediazione perche' accentua e sviluppa nei territori le contraddizioni sorte in Cgil".
Infatti quella prospettata da Epifani è in pratica una vera e propria resa dei conti, in attesa di usare poi il pugno di ferro sui dissidenti alla fine del percorso. Ma la campagna per il “no”, oltre a puntare a miglioramenti per lavoratori, precari e pensionati, ha contribuito a suscitare partecipazione tra militanti e iscritti alla Cgil, ha portato nuove energie e forze al sindacalismo confederale e soprattutto tra i giovani. Essa è stata anche un modo per rafforzare e valorizzare una consultazione che in tante parti del paese e dei luoghi di lavoro veniva considerata inutile e scontata.                                                                                                                             
Epifani e i suoi, forti anche del risultato di un referendum che nessuno contesta, avrebbero dovuto studiare la consultazione anzichè brandirla come una clava contro il dissenso, avrebbe dovuto dibattere a tutto campo sulle rappresentanze sociali, discutere dei processi politici in corso. Nel 1995 il voto fu ancora piu' contrastato (55% si', 45% no), ma non si traccio' il percorso repressivo che oggi invece viene proposto.
Insomma, il gruppo dirigente deve frenare gli umori incontrollati, tornare alla logica, alla possibilita' di esprimere opinioni diverse (che e' nelle nostre regole statutarie!), guardare avanti con maggiore attenzione al salario, al modello contrattuale e al problema della precarietà.
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